il Giappone in Italia


J-movies

Dopo il clamoroso successo del precedente articolo sui J-dorama e nonostante parecchie migliaia di fan (forse un po’ meno) mi contattino perché riprenda l’argomento nippo-girls, eccomi qua a descrivere un altro mondo che merita un’esplorazione attenta e vigile. Quindi, chi meglio del sottoscritto potrebbe guidarvi nei meandri dei lavori filmici giapponesi?
Vorrei però premettere che nonostante io li ritenga dei veri e propri capolavori, non mi soffermerò a descrivere film già noti e stranoti al grande pubblico come “I sette samurai”, “Brother”, o simili.
A me piace molto andare alla ricerca delle “chicche” che magari non si sono mai sentite ma che meritano una visione e una menzione da parte di persone appassionate ed esperte come lo scrivente, o meglio, il telescrivente (arf, arf… che simpatico).

Nel precedente articolo avevo già nominato 1 litre of tears (2004), versione filmica, che consiglio appunto di vedere anche per il background (come parlo forbito) legato alla storia che è alla base del lavoro.
Avevo anche parlato di
Rebound con la mitica Aibu Saki, che però non mi ha lasciato niente altro che la bellezza esplosiva della protagonista, che sono riusciti a far recitare in maniera assurda in una storia abbastanza scontata e poco appassionante.
Un film davvero strano, che consiglierei di vedere per la follia del protagonista (il mitico
Takeshi Kitano) e la sconclusionatezza della storia è Glory to the filmmaker (2007). Non saprei nemmeno descriverlo. Vedetelo, e se non dovesse piacervi non prendetevela con me ma contattate direttamente quel folle ti Taki (così lo chiamo quando ci vediamo per discutere di cinema).

Un film carino è anche 26 years diary (2007), che racconta la storia (se non ho capito male vera) di una studentessa coreana che si innamora di un ragazzo giapponese (Maaki) che morirà, per tentare di salvare la vita ad un uomo che era caduto mentre stava per sopraggiungere il treno della metropolitana, alla fermata di Shin Okubo, a Tokyo.
Anche se è uno di quei film che non dovrei trattare perché arcinoto, lo nomino lo stesso:
Dolls (2002). Cosa dire? Fantastico, poetico, pieno di colori e significati. Racconta varie storie, tutte con un finale tragico, ma per chi non l’ha visto, lo invito subito a correre in edicola per acquistarlo. Probabilmente in edicola non lo troverà, e quindi potrebbe correre a casa a cercarlo su youtube, magari diviso in parti o su qualche altro sito. Se proprio non dovesse trovarlo, lo invito a correre in Giappone e chiedere direttamente una copia a Takeshi Kitano, il genio, che ancora ricordo quando faceva lo scemo nei filmati commentati su Mai dire Banzai dalla Gialappa’s. Se non lo dovesse trovare, lo invito a correre comunque.
Crows Zero (2007) è un altro film che proprio non mi ha appassionato, ma che potrebbe appassionare chi ama i film incasinati, violenti e legati al mondo delle gang giovanili.

Ma arriviamo a quella che considero una vera e propria chicca, anzi una strachicca: Death Note (2006). Che forza! E’ la storia di un ragazzo, Yagami, che trova per caso un note-book stranissimo, scoprendo poi che scrivendo il nome di qualcuno su quel note-book, la persona scritturata (giusto, no?) morirà entro breve tempo.
Il pischello si fa prendere dalla cosa e molte persone cominciano a schiattare. La polizia brancola nel buio, ma trova l’aiuto di un ragazzo che descrivere è impossibile. Stranissimo, dagli atteggiamenti assurdi, ma un genio del computer, che riesce a fare con esso di tutto, accovacciato tipo un avvoltoio sulla sedia, mentre mangia qualsiasi cosa e lascia cadere le sue dita dall’alto direttamente sulla tastiera. Un pazzo, davvero un personaggio da fumetto. Si fa chiamare “L” e cercherà di rintracciare il responsabile di tutte quelle morti, definito “Kira” (storpiatura della parola inglese “killer”).
Un film spettacolare, di cui hanno fatto naturalmente il sequel e il sequel del sequel. Ma devo ammettere che
Death Note 2, e soprattutto Death Note 3, non mi hanno entusiasmato come il primo (ma è sempre così, tranne forse per L’era Glaciale, che mi fa sempre schiattare dal ridere, qualunque capitolo sia).
Naturalmente sono da non perdere anche i 2 film fatti su
Nodame Cantabile (2009, 2010) (vedi anche in questo caso l’articolo precedente… e leggetelo, porca miseria!!). Juri Ueno è davvero bravissima! (sospiro).
Apartment 1303 (2003) è un horror che parla di fantasmi che mi è risultato abbastanza gradevole. Un mio amico mi ha detto che se si prova a raccontare la storia di questo film si finisce male, arf, arf, arf, che scemenza… Il film parla di una rag… aaaahhhhhhhhhhhh!!!!!! stupmf!!

 

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Salve. Sono l’amico di Flavio. Al momento è indisposto e mi ha pregato quindi di continuare l’articolo a suo nome.
Bene, il prossimo film di cui vogliamo parlare è 1942 (2005), un bel film che racconta di un cameraman che ha lo scopo di fare un reportage sulla guerra ma che finisce col perdersi, insieme ad altri tre soldati, nella giungla e comincia a notare nei suoi filmati delle strane immagini, che sono lasciate da un fantasma. Anche di questo film dicono che se lo si racconta si finisce male, ma io francamente a queste cose non credo proprio… scusate un momento. Si? Chi è? …aaaaahhhhhhhhhhh!!!!

 

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Buonasera. Mi chiamo Ataru. Forse qualcuno di voi mi conosce per avermi visto in un noto cartoon andato in onda anche nel vostro Paese. Sono amico da molti anni di Flavio. Mi hanno dato l’incarico di terminare questo articolo sui film giapponesi e quindi mi propinguo a farlo. Aspettate solo in momento… Shinobuuuuu!!!! Niente, è scappata. Sakurambo malefico!!!

Dunque, io vorrei parlarvi di Waterboys (2001), un film divertentissimo basato su una storia vera. In una scuola superiore, un’insegnante di nuoto decide di provare a costruire una squadra di nuoto sincronizzato maschile. Nonostante l’imbarazzo iniziale dei giovanotti e le prese in giro dei compagni, alla fine si decide di mettere su questo spettacolo, tra mille difficoltà.
Swing girls (2004) parla della passione di alcune ragazze per il jazz. In particolare la protagonista, che si avvicina agli strumenti a fiato con molta diffidenza e non riuscendo a tirar fuori un sono, metterà su insieme ad altri ragazzi una jazz-band con risultati penosi, per poi allenarsi così tanto e con tanta passione da riuscire addirittura a competere in una gara per jazz-band emergenti. C’è anche Juri Ueno!!! (doppio sospiro)
Udon (2006) è da vedere solo per il nome… slurp. La storia parte dalla prefettura di Kagawa dove ci sono un milione di residenti e ben 900 udon-ya (ristoranti di udon).
Kosuke Matsui, aspirante attore e figlio di un produttore di udon, odia vivere in quel posto e odia ancor di più l’udon.
Dopo un litigio con il padre, parte per New York cercando di sfondare nel cinema, ma dovrà tornare a casa 6 anni dopo con i suoi sogni riposti definitivamente nel cassetto e pieno di debiti.
Tornando a casa nota che la vita in quel posto è sempre la stessa. Comincia a lavorare in un’agenzia dove conosce Kyoko, una ragazza che lo convincerà a scrivere un articolo sull’udon, articolo che avrà un enorme successo e li renderà famosi e con un buon ritorno economico.

Hula girls (2007) è uno spassoso film che tratta di un certo Yoshimoto che decide di aprire un centro di danza hawaiana in un paese montano e minerario del Giappone. Per mettere su uno spettacolo assume un insegnante da Tokyo, Madoka, e cerca di reclutare delle danzatrici nel paese.
Le ragazze che si avvicinano non capiscono nulla di danza hawaiana ed i loro familiari cercano di farle desistere. Il progetto di Yoshimoto sembra dover fallire miseramente, ma Madoka cercherà in tutti i modi di tirar fuori lo spirito combattivo delle tizie. Come va a finire? Guardatelo!! che volete sempre la pappa pronta? (questa espressione in Giappone viene tradotta “che volete sempre il ramen pronto?”… si, lo so è pessima, ma avevo voglia di dirla).

Boku wa Imouto ni koi wo suru (2006), è la storia di un affetto morboso tra Yori e la sorella Iku, tra gelosie e voglia di vivere non un rapporto normale tra fratello e sorella ma un amore vero. Insomma, un po’ incestoso, diciamola tutta.
Nobody Knows (2004), è molto piaciuto a Flavio. Racconta la storia di una madre che affitta un appartamento dove lascia i suoi tre figli quasi sempre soli mentre lei vive amori frugali e quasi si dimentica dei figli ai quali manda ogni tanto dei soldi per pagare la stanza.
I tre bambini cercano di non far capire a nessuno che vivono da soli. E’ una storia davvero tristissima, specie quando il più piccolo dei tre si ammala e gli altri non sanno come fare finché un giorno lo trovano morto.
Da vedere per chi non si lascia troppo prendere dalla storia.

Kimi no shika kikoenai (2007), racconta di Ryo, una ragazza che non riesce a rapportarsi in maniera soddisfacente con gli altri, finché decide di isolarsi e inventarsi delle finte telefonate sperando che qualcuno risponda, e un giorno questo accade e lei trova una persona con cui parlare. Si, ok, la storia è da anormali, ma l’attrice davvero splendida.
Si tratta di
Narumi Riko. Riko ha cominciato a recitare a soli 15 anni ed ha acquisito molta notorietà con le sue comparse in televisione. Che bella!!
Passiamo ora a
Dororo (2007). Bello! Davvero! La storia di Dororo, giovane ladra orfana (bellissimaaaaaaa!!!!!), che si imbatte nella compagnia di Hyakkimaru, un ragazzo nato senza braccia, gambe, occhi, orecchie, naso e bocca. Una ciofeca, insomma.
Suo padre lo gettò in un fiume e venne così salvato dal Dr. Honma che costruì artificialmente per lui le parti mancanti del corpo e lo aiutò ad imparare a combattere e lottare contro i demoni. Insieme a Dororo (bellissimaaaaaaaaaa!!!!!!) vivranno molte avventure e combattimenti. Un’ultima volta: Dororo (bellissimaaaaaaaaaaa!!!!!).

Shaolin girl (2008) non mi è piaciuto. Commedia che forse voleva ripercorrere le gesta di Shaolin soccer, film cinese bellissimo e di un divertente irresistibile, poi rovinato dal doppiaggio in italiano, ma il progetto non è riuscito.
Battle Royale (2000), altro film con il mitico Kitano (so che lui e Flavio sono molti amici) è da non perdere assolutamente.
Una classe di studenti va in gita su un isolotto rendendosi conto poi di far parte di un gioco macabro. Il maestro Kitano (così si chiama pure nel film) riunisce i ragazzi e gli annuncia che saranno muniti di uno zainetto per la sopravvivenza e di un’arma perché da quel momento in poi dovranno sparpagliarsi per l’isola ed uccidersi l’un l’altro. Dovrà rimanere in vita solo una persona.
Loro naturalmente pensano che si tratti di uno scherzo, finché Kitano non tira fuori una pistola e spara in fronte ad uno di loro, uccidendolo all’istante e facendo capire a tutti che la cosa è seria.
Stupendo. Meraviglioso. Che film, ragazzi!!!

Ed ora è il momento di Grave of the fireflies (2005). Mostruosamente bello. Mitico. Racconta la storia vera di una famiglia durante la Seconda Guerra Mondiale e soprattutto di fratello e sorellina, che sono divenuti famosi perché trovati morti tra gli stenti abbracciati l’un l’altra.
Storia tristissima che fa capire come i rapporti anche tra vicini improvvisamente cambino a causa della guerra e della fame e che venne trasmessa in aula, in versione cartoon, quando Flavio frequentò il corso Nyumon presso l’Istituto di cultura giapponese in Roma, con l’insegnante che scoppiò a piangere e disse che quella storia era diventata un simbolo per i giapponesi. Bellissimo anche il cartone animato omonimo.
Che dire poi di… ehi! Lamù!!! Cosa? No!!! …è stato Mendo!!! giuro!!
Aaaahhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!

 

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Salve! Sono Lamù, la ragazza di Ataru. Io e lui abbiamo molto da fare insieme, quindi vi restituisco Flavio e vi auguro una buona continuazione… Papà!! Fai resuscitare Flavio!!!

 

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Dove eravamo rimasti? Non ricordo cosa sia successo… bah. Comunque, 101 promises to my dog (2008) è un filmetto con poche pretese, ma con la protagonista tenerissima. Ha 12 anni e prende con sé un cagnolino di cui si innamora pazzamente, Socks. Finché crescendo si allontana da lui e si rende conto che tutto quell’amore e quelle promesse che aveva fatto sia a lui che alla madre malata erano solo promesse da ragazzina.
Ed eccoci finalmente ad
Azumi (2003). Un altro film imperdibile con Aya Ueto. Che meravigliaaaaaaaa!!!!!!!!!!! Bellissima la trama. Viene formata una squadra di 8 guerrieri combattenti, allenati per anni da un maestro bravissimo. Dopo anni di allenamento, il giorno che devono partire per la missione il maestro comunica loro che ne devono rimanere solo quattro e li accoppia dicendogli che devono uccidere il contendente, nonostante fossero ormai amici. Che forza!
Poi partono per la missione, ma non vi dico altro. Vedetevelo!!!

Azumi 2: Death or Love (2005) non è stata una delusione come solitamente accade per i sequel. Anzi, devo dire che è anch’esso molto carino. E poi con quel pezzo di giappa che è Aya…

Bene, credo che per ora possiamo fermarci qui. Ci sarebbero molti altri film da recensire, ma dopo quest’articolo si aprirà certamente un dibattito furibondo ed ognuno di voi proporrà titoli, attrici e registi, e tra varie scazzottate e strangolamenti, uscirà certamente qualche altro suggerimento valido su lavori interessanti da visionare.
Non mi resta che salutare tutte le mie fan, ed in particolare il gruppo di lettura “Così FAN tutte” e la nuova sezione Q del mio fan club: il “Flavio Fan Q”… Beh? Che c’è da ridere? Mah…
Comunque a proposito del film Apartment 1303 volevo dire che…
Aaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!

Flavio, amico senza nome, Ataru, Lamù

Video suggeriti da Andrea Venuti:

Video di YouTube

Questo è uno dei tanti film di Ozu che ho visto e analizzato a lezione, si tratta di "sono nato ma"del 1932 uno dei film muti più importanti della storia del cinema (prodotto dalla shochiku). Si tratta di uno shomingeki ovvero "dramma della gente comune " e affronta temi attualissimi tra cui l'amarezza dell'ineluttabilità della sottomissione alla realtà (per farla in soldoni chi ha i soldi va lontano altrimenti sono cazzi ) però tramite un rapporto autentico con la famiglia (e ovviamente l'accettazione della propria condizione sociale) si può in qualche modo attenuare questo malessere sociale rifugiandosi appunto nella famiglia (uno dei temi fondamentali del cinema di Ozu). Buona visione.


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