il Giappone in Italia


Minna-Japanitaly 1


In questa sezione raccogliamo i post pubblicati nel gruppo di studio della lingua giapponese di JAPANITALY, accorpandoli in un'unica pagina per ogni lezione, lezioni che prendono come base il libro Minna no Nihongo per poi aggiungere altre spiegazioni specifiche.

Abbiamo cominciato col vedere questa frase:

わたしはMike・Millerです。

Vediamo cosa significa: la prima parola è WATASHI (わたし), che traduce "io". Poi abbiamo una particella, WA (は). Non ho sbagliato. Si legge proprio WA e non HA, come avete imparato. In realtà noi sappiamo che WA si scrive わ, ma in questo caso invece non è così. Perchè? Probabilmente è un problema di "musicalità" della lingua. Pronunciare WATASHI HA, non era molto "fluido" e così nel tempo la HA si è trasformata, come suono, in WA. Quindi quando traduciamo, o meglio traslitteriamo, il giapponese in lettere romane, potremo farlo scrivendo HA, che è corretto, ma ancora meglio WA. Ormai quasi tutti i libri di testo traducono quella particella come WA in quanto quello è il suono che ne fuoriesce leggendola. Comunque, che il motivo sia quello o meno tant'è, quando si trova quella particella la si legge WA e non HA. E cosa significa quel WA? E' appunto una particella che viene associata al soggetto, o ancor meglio all'argomento, della frase. Quindi in questo caso stiamo parlando di me (わたし) e WA (は) identifica appunto l'argomento di discussione. Mike Miller l'ho scritto in caratteri romani (roumaji), e separato nome e cognome con un punto. In realtà spesso quel punto non lo si trova e nome e cognome sono scritti attaccati. Inoltre solo per ora lo scriviamo così, perchè in realtà andrebbe scritto anch'esso in caratteri giapponesi, ma non con gli hiragana, che abbiamo studiato, bensì con i katakana, che servono appunto per tradurre parole "esterofile" in giapponese. Quindi, mentre possiamo usare l'hiragana per tutto (tralasciamo ora il discorso kanji), non possiamo invece usarlo per le parole che vengono importate dall'estero. Ma lo vedremo meglio tra un pò. L'ultima parola è DESU (です). Questa parola la associamo al verbo essere, anche se alcuni linguisti ritengono che non si possa definire propriamente come il corrispondente del verbo essere, ma a noi delle disquisizioni tecniche non ce ne frega nulla e per noi quello traduce appunto il verbo essere. Risultato:
io (watashi wa) Mike Miller sono (desu), ovvero "mi chiamo Mike Miller".
Quindi lo diciamo "alla sarda": "io Mike Miller sono!!", non "io sono Mike Miller".
"io" in giapponese può essere tradotto in molti modi, ma questo, watashi, è quello che va bene sempre, sia se parliamo in maniera formale, che anche informale volendo, quindi imparatelo bene. 
Lo usano sia i maschi che le femmine, anche se spesso le femmine tendono ad "ingentilirlo" toglieno la prima lettera e pronunciando ATASHI (あたし),che è più carino da sentire.
Ora dunque potete benissimo presentarvi. Magari quando lo fate non usate Mike Miller, ma il vostro nome. Quindi se devo dire come mi chiamo io, dirò: わたしはFlavio・Spezzacatenaです。(mi chiamo Flavio Spezzacatena , sono Flavio Spezzacatena ).
Come potete notare, infine, il punto al termine della frase non è come il nostro, ma più grande. Quello è il punto giapponese.

Esercizio. Tradurre le seguenti frasi in roumaji:

Miraaさんはかいしゃいんです。
Santoさんもかいしゃいんです。

Soluzione:

Miraaさんはかいしゃいんです。= Miraa san wa kaishain desu (Mills è impiegato)
Santoさんもかいしゃいんです。= Santo san mo kaishain desu (anche Santo è impiegato)
Ora, come abbiamo detto le parole esterofile, e dunque anche i nomi di persone, vengono tradotte in giapponese con il katakana. Il fatto è che alcuni suoni in giapponese proprio non esistono e dunque i nomi vengono "storpiati" alla giapponese. Così ad esempio Mills, che non ha caratteri corrispondenti, come abbiamo visto, diverrà Miraa, che come suono ci si avvicina molto. Ad esempio Flavio diventa Furabio, Marco diventa Maruko, e così via. 
Kaisha significa "compagnia, azienda" e kaishain "impiegato".
la particella MO vedete al posto di WA nella seconda frase significa "anche". Quindi Watashi wa = io, Watashi mo = anche io.
Credo sia molto intuitivo.
Santo san mo dunque vuol dire "anche Santo".

Compiti. tradurre e seguenti frasi in roumaji:

(あなたは)Maiku・Miraaさんですか。
はい、(わたしは)Maiku・Miraaです。
Miraaさんはがくせいですか。
。。。いいえ、(わたしは)がくせいじゃありません。かいしゃいんです。

Soluzione:

(Anata wa) Maiku Miraa desu ka.
Hai, (watashi wa) Maiku Miraa desu.
Miraa san wa gakusei desu ka.
...iie, (watashi wa) gakusei ja arimasen. kaishain desu.

Esercizio. Tradurre le seguenti frasi in roumaji:

わたしはがくせいです。
わたしはせんせいです。
Santoさんはがくせいではありません。
Santoさんはせんせいじゃありません。
Santoさんはいしゃじゃない。

Soluzione:

わたしはがくせいです。= watashi wa gakusei desu 
わたしはせんせいです。= watashi wa sensei desu
Santoさんはがくせいではありません。= Santo san wa gakusei dewa arimasen
Santoさんはせんせいじゃありません。= Santo san wa sensei ja arimasen
Santoさんはいしゃじゃない。= Santo san wa isha ja nai

La prima frase è molto intuitiva, conoscendo la parola GAKUSEI, ovvero "studente". Singifica dunque Io (watashi wa) studente (gakusei) sono (desu), ovvero "io sono uno studente".
Come abbiamo già accennato il giapponese non ha accenti come noi o ancor peggio come il cinese, ma si legge come è scritto. Ci sono però alcune particolarità, come abbiamo visto con HA particella che indica l'argomento della frase e che si legge WA. 
Un' altra è la U finale, che spesso non si sente. Ad esempio DESU non si legge "desu", ma "des", senza la U finale, che si può sentire accennata, in molti casi, quando si usa un linguaggio molto formale. Ma per noi non si pronuncia. Punto. Leggetelo DES, non DESU, anche se è scritto così.
La seconda frase, essendo SENSEI, "maestro" significa "io sono un maestro".
La terza frase, essendo Santo il nome di una persona significa "Santo non è uno studente". DEWA ARIMASEN (anche in questo caso HA si legge WA, quindi non DEHA che suonerebbe male, ma DEWA) è la negazione di DESU. Quindi DESU = essere, DEWA ARIMASEN = non essere
Vicino al nome, Santo nel caso specifico, trovate la particella onorifica SAN. Ma credo che tutti sappiate che ad ogni nome o cognome si associa questa particella, che in realtà non è l'unica di questo genere, ma la più comune di certo, specie se non stiamo parlando in maniera formale.
Quindi non posso dire "Flavio è bello", o meglio lo potete pure dire, specie se siete ragazze, ma "Flavio san è bello", nella struttura giapponese. Insomma, quando c'è un nome, un cognome o entrambi, ad essi viene associata la particella SAN, per ora almeno. Non dimenticate di metterla dopo. Non va bene. Vi picchiano.
La quarta frase è simile alla terza e significa "Santo (sempre accompagnato da SAN dopo) non è un maestro. In questo caso non abbiamo usato DEWA ARIMASEN come negazione, ma JA ARIMASEN, che è un pò meno formale. Quindi invece che DEWA, uso JA.
L'ultima frase infine significa "Santo non è un medico". Ancora la negazione di DESU, ma ad un livello informale, dove ARIMASEN diventa appunto NAI. ISHA vuol dire "medico".
Quindi passando da un livello più formale ad uno meno formale, si passa gradatamente dall'usare DEWA ARIMASEN a JA ARIMASEN a JA NAI.

Esercizio. Tradurre le seguenti frasi in roumaji:

A あのかたはどなたですか。
B 。。。Wattoさんです。さくらだいがくのせんせいです。

A Wanさんはenijiniaですか。
B 。。。いいえ、Wanさんはenjiniaじゃありません。いしゃです。

A Teresaちゃんはなんさいですか。
B 。。。9さいです。

Soluzione:

A あのかたはどなたですか。= ano kata wa donata desu ka (chi è quella persona?)
B 。。。Wattoさんです。さくらだいがくのせんせいです。= Watto san desu. Sakura Daigaku no sensei desu (è Watto. E' maestro all'università Sakura, alla Sakura University)
A Wanさんはenijiniaですか。= Wan san wa enjinia desu ka (Wan è un ingegnere?) 
B 。。。いいえ、Wanさんはenjiniaじゃありません。いしゃです。= iie, Wan enjinia dewa arimasen. isha desu (no, Wan non è un ingegnere, è un medico)
A Teresaちゃんはなんさいですか。= Teresa chan wa nan sai desu ka (quanti hanni ha Teresa?)
B 。。。9さいです。= 9 sai desu (ha 9 anni)

Cominciamo a chiarire tutto.
ANO KATA è un modo di dire "quella persona". In giapponese per dire "questo" e "quello" si usano (per ora...) KONO, SONO, ANO. Questi si usano se sono appunto seguiti da una specificazione. Non posso dire ad esempio "questo" indicando qualcosa senza nulla dopo usando KONO, che significa appunto "questo", ma userò altro, ovvero KORE. 
Spieghiamo meglio. "questo" è KORE. Quindi se devo dire "questo è un libro" dirò: KORE WA HON DESU (sempre il wa, mi raccomando, HON = libro). Ma se devo dire "questo librò è interessante" dirò: KONO HON WA OMOSHIROI DESU (OMOSHIROI = interessante).
Capito? KORE va da solo, KONO vuole qualcosa dopo.
Stesso discorso per "quello", quindi SORE WA HON DESU significa "quello è un libro", SONO HON WA OMOSHIROI DESU invece "quel libro è interessante". E ANO? Già...oddio non mi ricordo...ah, si. In giapponese si distingue se quella cosa di cui parliamo è lontana da entrambi o se è lontana da me ma vicina a te. Il caso visto sopra (SORE/SONO) si riferisce al secondo di questi due, quindi quando una cosa è lontana da me ma vicina a te. Quindi immaginate che magari stiamo parlando ed io sono sul divano in soggiorno mentre tu sei in cucina ed il libro è sul tavolo vicino a te. Se invece stiamo parlando di un qualcosa che è lontano da entrambi (magari siamo entrambi sul divano, meglio se l'altra è una bellissima ragazza giapponese, e stiamo parlando del libro che è in cucina), usiamo ARE e ANO. ARE WA HON DESU = quello laggiù, lontano da entrambi, è un libro, ANO HON WA OMOSHIROI DESU = quel libro laggiù è interessante. Chiaro? Si usano le particelle KO-SO-A e si aggiunge RE (KORE/SORE/ARE) o NO (KONO/SONO/ANO) a seconda se lo usiamo da solo o con una specificazione dopo.
Premesso questo (secondo me non c'hanno capito nulla...) ANO KATA significa quindi "quella persona", lontana da entrambi. Persona si dice anche HITO, che avrete magari già sentito, ma anche KATA, in questo caso. Quindi potete dire ANO KATA o ANO HITO, che è la stessa identica cosa. Fate voi, quello che più vi ispira. 
Passiamo a DONATA, che non è una persona ma traduce "chi". E' meno usato questo termine del più noto DARE, ma più gentile, elegante. Ma potete usare benissimo anche DARE. 
Quindi anche se fosse scritto ANO HITO WA DARE DESU KA è equivalente a ANO KATA WA DONATA DESU KA, che risulta appunto più gentile, ma tra amici usate DARE, non DONATA.
KA permette di realizzare la forma interrogativa. A qualsiasi frase se alla fine mettiamo KA, diventa interrogativa, domanda, senza cambiare nient'altro. E' praticamente una frase del KA (non riuscivo a trattenermi, dovevo dirlo...). Quindi: ANO KATA WA FLAVIO DESU = quella persona è Flavio, ANO KATA WA FLAVIO DESU KA = quella persona è Flavio? Più semplice di così si muore. Il tono sarà a salire come noi quando facciamo le domande, naturalmente, e la faccia incuriosita e maliziosa...
Quindi la prima frase significa: quella persona chi cacchio è?
NO è una particella che indica possesso. Quindi WATASHI WA = iO, WATASHI NO = il mio. Esemipo: WATASHI NO HON = il mio libro.
Nella frase troviamo SAKURA DAIGAKU NO SENSEI, che significa "maestro dell'università Sakura". SAKURA DAIGAKU è un nome. Va tutto attaccato. Se SAKURA fosse il nome di una ragazza e dovessimo tradurre "l'università di Sakura", scriveremmo SAKURA NO DAIGAKU. Quindi NO realizza il possessivo: A NO BBB = il BBB di A (che esempio scemo...).
Altra frase. ENJINIA significa "ingegnere" e verrà tradotto in katakana, essendo una parola esterofila, ripresa dall'inglese enjinier (se scrive così..boh, mica me ricordo). La frase ha il KA finale quindi è una domanda, si chiede se Wan è un ingegnere. La risposta la sapete tradurre da voi. DEWA ARIMASEN è la negazione di DESU, quindi si risponde che no (IIE), non è un ingegnere.
IIE è uno dei modi per tradurre "no", quello più comune. "si" invece comunemente si traduce con HAI, ma anch'esso poi vedremo che si può dire in circa 6.879 modi, più o meno.
Infine TERESA CHAN WA NAN SAI DESU KA
E mo che cacchio è sto CHAN? Non avevamo detto che si usa SAN? 
Riprendo dalle mie lezioni del sito:

CHAN è invece usato tra amici, ed in particolare viene posto dopo un nome femminile. E’ un suffisso affettuoso. Se vi chiamano LETIZIA CHAN, vuole dire che la persona vi conosce oppure vuole esprimervi amicizia.

Quindi in quel caso non usiamo SAN dopo il nome ma CHAN.
NAN traduce "quanti", quindi NAN SAI, essendo SAI "anni", traduce "quanti anni". "Quanti anni ha" si traduce con NAN SAI DESU KA (il KA di domanda). La risposta è 9 SAI DESU = ha 9 anni.
Come potete notare il nostro verbo avere qui viene tradotto dal loro verbo essere. E' come in inglese. Non dico "io ho 20 anni" (magari...), ma dico "io sono 20enne, sono 20 anni". Stessa cosa per il giapponese: 9 anni sono (loro parlano alla sarda, ma l'avevamo capito).
E se volessi dire "ha 9 anni?", semplice, aggiungiamo il KA alla fine:
9 SAI DESU KA.
Io spero che abbiate capito tutto. Sta lezione è tosta, quindi vi do qualche ora,...no forse qualche giorno per inglobarla in voi. Se avete problemi alzate la mano (tanto io non la vedo e vado avanti...ma che furbo che sono, mannaggia a me...). Alla prossima!!!

N:B: Se volete potete dare un'occhiata alla lezione sotto, ma solo se NON cominciate da zero, se no lasciatela perdere. Spiegheremo quelle cose tra breve.

QUI

Lezione 1 - testo:

A おはようございます。
B おはようございます。Satouさん、こちらはMaiku・Miraaさんです。
A はじめまして。Maiku・Miraaです。Amerikaからきました。どうぞよろしく。
B Satou・Keikoです。どうぞよろしく。

Lezione 1 - testo - traduzione:

A おはようございます。= ohayou gozaimasu (buongiorno)
B おはようございます。Satouさん、こちらはMaiku・Miraaさんです。= ohayou gozaimasu. Satou san, kochira wa Maiku Miraa san desu (buongiorno. Satou, questo è Mike Mills)
A はじめまして。Maiku・Miraaです。Amerikaからきました。どうぞよろしく。= hajimemashite. Maiku Miraa desu. Amerika kara kimashita. douzo yoroshiku (Piacere di conoscerti, sono Mike Mills, vengo dall'America)
B Satou・Keikoです。どうぞよろしく。= Satou Keiko desu. Douzo yoroshiku (Piacere, sono Satou Keiko).

Ora, innanzitutto le lettere non erano corrette. In effetti non sono due persone che parlano ma tre. Quindi invece di ABAB, sarebbe meglio indicare ABCA. Ma poco importa. Vediamo il testo.
Come penso sapevate tutti "buongiorno" in giapponese si dice OHAYOU (GOZAIMASU). Gozaimasu è tra parentesi perchè si può anche omettere, quando ci rivolgiamo a familiari o amici, in tono informale. Con estranei sarebbe meglio aggiungere gozaimasu, è più cortese.
KOCHIRA significa "questo/a". In realtà per dire la stessa cosa potrebbero essere usati altri termini, per indicare "questa persona", ma KOCHIRA è uno di quelli, anche se è meno frequente del più informale KORE.
Quindi KOCHIRA e KORE significano la stessa cosa, nel caso specifico.
Potete usare uno o l'altro. Magari KOCHIRA risulta essere più cortese di KORE. WA (scritto HA) ormai la conosciamo e indica appunto l'argomento di cui si sta discutendo, quindi Mike (Maiku) Mills (Miraa), nel caso specifico. B sta quindi presentando ad A il suo amico C e dice ad A "questo è Mike Mills".
A questo punto si presenta C, ovvero Mike, che dice HAJIMEMASHITE ecc... Per capire bene cosa sta dicendo andatevi a leggere la lezione che vi posto qui: 
http://www.japanitaly.it/lezione-2/
Capirete allora la frase che dice Mike. Il quale aggiunge Amerika (ovvero America) KARA KIMASHITA.
KARA indica provenienza, potremo tradurlo con "da". Amerika kara è dunque "dall'America". KIMASHITA è come vedremo presto, il passato del verbo "venire" (kimasu) e dunque traduciamo la frase come "sono venuto dall'America", " vengo dall'America", "sono arrivato qui dall'America".
Tutto il resto lo trovate appunto spiegato nella lezione. Cliccate e studiatevela!

Esercizio. Tradurre in hiragana le seguenti frasi:

A Mi chiamo Ken
B Mi chiamo ken?
C Quanti anni hai?
D Questo è Mike
E Quello (lontano da me ma vicino a te) è un libro?
F Quello (lontano da entrambi) è mio amico (amico = tomodachi)
G Questa persona è interessante
H Questa non è una rivista (rivista = zasshi)

Soluzione:

A Mi chiamo Ken = わたしはkenです。
B Mi chiamo ken? = わたしはkenですか。
C Quanti anni hai? = なんさいですか。
D Questo è Mike = これはmikeです/このかたはmikeです/このひとはmikeです。
E Quello (lontano da me ma vicino a te) è un libro? = それはほんですか。
F Quello (lontano da entrambi) è mio amico (amico = tomodachi) = あれは/あのかたは/あのひとはわたしのともだちです。
G Questa persona è interessante = このかた/ひとはおもしろいです。
H Questa non è una rivista (rivista = zasshi) = これはざっしではありません。

Ed ecco la tabella degli hiragana, per tenerli sempre a mente: