il Giappone in Italia


Prologo

Il corso sarà incentrato principalmente sulla parte colloquiale tralasciando, almeno per ora, la parte che riguarda la scrittura e le notazioni storiche e sociali che chiunque può cercarsi da solo se proprio ha questo interesse per la crescita della lingua a livello storico.
Possiamo dire comunque che la lingua giapponese consta di ben 4 alfabeti: l'hiragana, il katakana (utilizzato per tradurre le parole esterofile), il kanji (derivante dalla lingua cinese) ed il rōmaji, la scrittura in lettere come la nostra.
Certamente l'ostacolo più ostico è rappresentato dallo studio dei kanji, anche se spesso sopra gli stessi viene riportata anche la traduzione fonetica in hiragana, in quanto anche i giapponesi non possono ricordarsi tutti i kanji che sono un numero spropositato.
I kanji non sono altro che la traslitterazione (trasformazione in lettere) di un concetto, un'idea, un pensiero. Inizialmente c'erano i pittogrammi, ovvero dei disegni stilizzati, che nel tempo si sono trasformati e via via affinati fino a diventare ideogrammi (caratteri).
I kanji sono un morfema. Per morfema intendiamo la più piccola unità di misura di una lingua. Nella nostra è rappresentata dalla sillaba. Nella lingua giapponese e in quella cinese in particolare, è rappresentato dall'ideogramma.
Scrivere in giapponese è senz'altro una cosa affascinante, ma lo è ancor di più per me il poter parlare nella loro lingua e devo dire che oggi posso parlare un pò di tutto, anche se il mio giapponese non è certo di alto livello. Riesco però a parlare con le persone ed a capire molto di quello che mi dicono e devo dire che la sensazione che ho è certamente gratificante. Ho frequentato diversi corsi e avuto diversi insegnanti, ma le cose migliori le ho imparate da me. Sono il miglior insegnante di me stesso...