il Giappone in Italia


Teatro Kabuki e Tokugawa jidai

Teatro Kabuki e Tokugawa jidai

Il 1603 d.C. fu un anno ricco di stravolgimenti per il Giappone: l'Imperatore aveva perso il suo potere che era stato raccolto, dopo una serie di lotte fra i vari clan, dallo Shougun Tokugawa che prese in mano le redini del paese, instaurando una dittatura che determinò un periodo di pace lungo 200 anni ( fino al 1868). Tokugawa, abile stratega, spostò la capitale da Kyoto a Edo (attuale Tokyo) che ben presto, da un piccolo paesino di pescatori, divenne una vera e propria metropoli. Inoltre vi furono anche grandi cambiamenti per la società nipponica. Seguendo i principi del Confucianesimo, la popolazione giapponese veniva suddivisa in precise e rigide gerarchie:
- Al primo posto vi era l'Imperatore che nonostante non avesse più potere, era sempre venerato come diretto discendente degli dei.
-Al secondo posto vi era lo Shougun e i Samurai.
- Al terzo i contadini ( che coltivavano riso, ma non potevano mangiarlo perchè era destinato alla nobiltà)
- Al quarto gli artigiani 
-Al quinto i mercanti ( considerati dei "parassiti" poiché non producevano niente e la loro attività era incentrata solo sullo scambio di soldi e riso)
- Infine vi erano i "fuori casta". Di questa categoria ne facevano parte gli attori, i conciatori di pelle e i macellai poiché il loro era un mestiere impuro ( in Giappone fino a quell'epoca non si consumava molta carne). Queste persone dovevano vivere lontano dal centro cittadino e non gli era riconosciuto alcun diritto.
Con il Sankinkotai istituito da Tokugawa che prevedeva che tutti i Daimyo delle Han del Giappone ( una sorta di feudi e feudatari) dovessero obbligatoriamente recarsi a Edo almeno una volta all'anno e di rimanervi per un periodo di circa 6 mesi, resero l'attuale Tokyo una città fiorente e ricca ( poiché i daimyo comprarono numerose abitazioni).
Questo lungo periodo di pace tuttavia gettò in disgrazia molti samurai che ben presto si ritrovarono a svolgere mansioni puramente burocratiche. Molti di questi si indebitarono con i mercanti con i quali scambiavano il loro riso per ricevere denaro, anche se questo andava contro i loro valori da guerrieri. Diversi samurai, ritrovandosi senza padrone, divennero Rounin mentre altri seguirono la strada dell'arte. Quest'ultimi presero il nome di Kabukimono, ovvero dei personaggi eccentrici e stravaganti che protestavano contro la società e il governo giapponese. Nel 1606 la sacerdotessa dei templi shintoisti di Kyoto di nome Okuni, vagava per le strade esibendosi in una strana danza, indossando vestiti occidentali (in quel periodo arrivarono i portoghesi e gli olandesi in Giappone);la ragazza inscenava una possessione del suo corpo da parte dello spirito del suo defunto fidanzato, il famoso kabukimono Nagaya Sanza. Questa pratica, che per alcuni versi ricordava il teatro Nou (che era solo per nobili), prese il nome di Kabuki che deriva dalla parola kabuko che vuol dire " uscire dagli schemi". Inizialmente erano le donne e i bambini (onnakabuki e yarokabuki) i protagonisti di questa forma di teatro ma poiché iniziarono dei lugubri giri di prostituzione, alla fine le autorità gli imposero il divieto di praticare quest'arte.
Così i veri protagonisti del kabuki divennero gli uomini che comunque ricoprivano spesso ruoli femminili( onnogata).
Il Kabuki era destinato alla popolazione, ai chounin (mercanti) e non alla nobiltà; infatti i samurai che volevano assistere agli spettacoli dovevano indossare degli enormi cappelli di paglia per evitare di essere riconosciuti poiché era considerato immorale dalla gente.


I teatri spesso erano situati fuori la città e i drammi che venivano messi in scena dovevano rimanere segreti. Oltre alle classiche trame (storie di samurai, di amori impossibili etc) questi racconti venivano arricchiti aggiungendo dei fatti realmente accaduti. I costumi degli attori erano molto elaborati e colorati e solitamente venivano esposti al pubblico un mese prima della messa in scena dell'opera.

(Valentina Panicali)